Bioaccumulabilità e catena alimentare

FoodChainEcco un esempio in cui si evidenzia la capacità di un grosso inquinante, il DDT, di diventare sempre più concentrato nella catena alimentare in ragione della propria tendenza ad accumularsi negli organismi [nota: il valore numerico rappresenta la concentrazione residua di DDT misurata]:

  • acqua (estuario nell’East Coast degli U.S.A.):

0,00005 mg/L di DDT;

  • fitoplancton:

0,04 mg/Kg di DDT (la sostanza si è concentrata ben 800 volte rispetto all’acqua!)

  • Cyprinodon variegatus (pesce che si nutre di plancton):

0,94 mg/Kg di DDT (la sostanza si è concentrata 18.800 volte rispetto all’acqua!)

  • Esox niger (pesce predatore):

1,33 mg/Kg di DDT

  • Egretta (uccello predatore):

3,57 mg/Kg di DDT

  • Larus argentatus (gabbiano):

6,00 mg/Kg di DDT

  • Aquila pescatrice:

13,80 mg/Kg di DDT

  • Smergo (uccello di zone umide):

22,80 mg/Kg di DDT

  • Cormorano (uccello predatore):

26,4 mg/Kg di DDT. La sostanza si è concentrata ben 528.000 volte rispetto alla quantità iniziale disciolta nell’acqua!

Questo è un esempio di catena alimentare con evidente crescita della concentrazione della sostanza tossica nelle specie coinvolte.
Le sostanze che entrano nella catena alimentare con questo meccanismo, specialmente quelle non biodegradabili, possono creare non pochi problemi a lungo termine alla salute delle persone.

Quanto al latte materno, esso viene assunto dai bambini, organismi che non solo hanno il sistema immunitario più fragile rispetto a quello di un adulto, ma anche un peso notevolmente più basso. Così, la quota di sostanza tossica assorbita nel latte, che per la madre puo’ essere considerata bassa, diventa invece considerevole per il bambino e sicuramente più dannosa.

[Bibliografia specifica: “Principles of Environmental Toxicology” di I.C.Shaw e J. Chadwick – Taylor & Francis (1998);

“Science” di G.M.Woodwell, C.F.J.Worster e P.A.Isaacson (1967)]

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