Biodiversità: che cos’è?

ArcimboldovertemnusCon questo termine si indica la caratteristica degli ecosistemi di essere rappresentati da numerose specie viventi, che svolgono il loro ciclo vitale in interdipendenza l’una dall’altra in base alla catena alimentare e a interazioni di vario genere (simbiosi, etc.).

Rispettare la biodiversità di un ecosistema significa non alterare artificialmente la distribuzione delle varie popolazioni animali e vegetali nell’ecosistema stesso, lasciando che le eventuali modifiche avvengano con i ritmi e i tempi naturali. Le modifiche introdotte dall’uomo portano spesso conseguenze negative, che ricadono prima o poi sull’Uomo stesso.

Un esempio verosimile è il seguente: una sostanza lentamente biodegradabile in grado di modificare una proprietà dell’acqua (es. la durezza) viene sversata continuamente in un fiume, attraverso gli scarichi provenienti da un gruppo di case.

Nelle anse del fiume ci sono ecosistemi locali con piante acquatiche e canne, uccelli acquatici, pesci di vario genere, crostacei, alghe.
Dopo alcuni mesi, la durezza media dell’acqua che ristagna nelle anse si è modificata e alcune alghe che prima vivevano rigogliose sono ora scomparse, mentre proliferano altri tipi di alghe.

Di conseguenza…

i pesci che si cibavano delle prime alghe sono morti, oppure si sono spostati in altre zone del fiume; così i loro predatori (altri pesci, uccelli, rettili). I rapaci (poiane) che predavano specificamente quegli uccelli acquatici diminuiscono anch’essi di numero, spostandosi preferibilmente in altri luoghi. In questo modo, nella zona iniziano a proliferare ratti e topi.

Questo è un esempio di come una modifica apparentemente innocua sull’ambiente possa portare a conseguenze tangibili e fastidiose sul benessere dell’Uomo in tempi relativamente brevi.

[Bibliografia:

I.C.Shaw, J.Chadwick: Principles of Environmental Toxicology, Taylor & Francis Ltd 1998.]