Detersivi convenzionali

fiume_schifoCon l’entrata in vigore del Reg 2004/648/CE (attuativo dal 2005), i produttori di detergenti sia convenzionali sia ecologici (salvo deroghe) sono obbligati a utilizzare tensioattivi rapidamente biodegradabili (secondo i Test OECD 301 o equivalenti); cio’ permetterà di evitare l’accumulo di tensioattivi lentamente biodegradabili negli ecosistemi.

L’azione del Regolamento si limita a i tensioattivi; tuttavia i detergenti comprendono numerose altre sostanze, che possono essere anche più dannose dei tensioattivi per l’ambiente. In molti detersivi i tensioattivi sono presenti in quantità minime, in altri non sono neppure presenti…

I builders non biodegradabili generalmente utilizzati nei detergenti sono:

  • EDTA:

non biodegradabile

  • fosfonati:

non biodegradabili, fotodegradabili in laboratorio ma non nell’ambiente reale, dove si fermano nei sedimenti; manifestano inoltre una preoccupante tossicità per il ciclo riproduttivo e teratogenicità (tossicità per il feto in formazione) verso mammiferi

  • policarbossilati:

non biodegradabili; inducono mutazioni genetiche all’Ames Test.

Le molecole di cui è formato un detersivo possono venire a contatto diretto o indiretto dell’utilizzatore.

Il contatto diretto è sicuro nel caso di detersivi previsti per l’utilizzo a mano, oppure nel caso di prodotti che non sia previsto risciacquare dopo l’applicazione: per esempio i detersivi per pavimenti, i cui residui vengono toccati o addirittura leccati dai bimbi che gattonano.

Quanto al contatto indiretto, le lavatrici sciacquano talvolta con difficoltà i detersivi dalla biancheria, con il rischio reale di esporre l’utente al contatto ripetuto e duraturo dell’epidermide con gli indumenti sporchi di detergente. Le ragioni di questo risciacquo incompleto vanno dalla porosità dei tessuti, alla presenza di sostanze volutamente persistenti (es.: candeggianti ottici, coloranti, profumi), alla relativa inefficienza delle macchine. Gli agenti profumanti contengono quasi sempre molecole bioaccumulabili e possono contenere allergeni.

PiastrelleIn molti detersivi per superfici dure, per la pulizia del bagno e delle piastrelle per esempio, vengono utilizzati poliacrilati (non biodegradabili e mutageni) atti a formare un film protettivo sulle superfici dure lavate, per ritardare la nuova formazione di sporco o calcare. Ne risulta un prodotto dall’utilizzo comodo e dal bel risultato visivo, ma assolutamente poco ecologico: la sostanza che crea il film viene comunque sciacquata via, anche se lentamente, e va a finire negli scarichi esattamente come gli altri componenti…

Spesso la presenza di alcune sostanze non deve neppure essere dichiarata nelle schede di sicurezza dei detersivi come prodotti finiti, in quanto scendono sotto i limiti di legge; di fatto le sostanze sono comunque presenti e, se poco biodegradabili, tendono ad accumularsi nell’ambiente e a entrare nella catena alimentare.

Esistono in commercio detergenti “ecologici” per uso domestico, con caratteristiche di ecologicità per lo più non completamente rispettate; essi rientrano in parte nella categoria dei detersivi convenzionali. Di seguito li chiameremo detersivi semi-ecologici.

In detersivi per lavastoviglie semi-ecologici citiamo i principali componenti non biodegradabili e tossici:  policarbossilati o poliacrilati-solfonati, fosfonati, carbossimetilcellulosa (CMC, cancerogena per mammiferi, tossica per il ciclo riproduttivo di mammiferi).

In detersivi per lavatrice semi-ecologici citiamo i principali componenti non biodegradabili e tossici: fosfonati, poliacrilati, zeolite, copolimero acrilato/maleato, miscela siliconico-paraffinica, candeggiante ottico, CMC.

Fra i detergenti multiuso semi-ecologici: fosfonati, policarbossilati, conservanti non ecologici (metilisotiazolinoni) e agenti profumanti allergizzanti (limonene).

Il fatto che tali formulazioni contengano o possano contenere concentrazioni non superiori al 5% non deve migliorare la valutazione negativa su questi componenti, dei quali va tenuta presente la tendenza all’accumulo nell’ambiente.

[Bibliografia specifica:

FISCHER K: “Distribution and elimination of HEDP in aquatic test systems”, WATER RES; 27 (3). 1993. 485-493;

Ç. KAPLAN et al.: “Mutagenic potentials of dental cements as detected by the Salmonella/microsome test”, Biomaterials 25 (2004) 4019–4027]

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